Cos’è la cataplessia e cosa la scatena

Il mio primo incontro con la cataplessia

Incontro Natalie una mattina invernale, di quelle che proprio non ti fanno venire voglia di alzarti. 

Il mio umore sonnolento sembra essere anche il suo, mi sbadiglia in faccia e le si chiudono quasi le palpebre. Mi chiede se può andare a sciacquarsi il viso.

Tornata dal bagno mi spiega che soffre di narcolessia e cataplessia e che le mattine per lei sono momenti critici. 

Viene da me perché, in seguito alla diagnosi, le è stata data l’invalidità civile e vorrebbe trovare un lavoro che fosse adatto alla sua situazione di salute.

Non avendo mai sentito parlare di cataplessia, le chiedo che cosa comporta.

Che cos’è la cataplessia?

La cataplessia consiste in un’improvvisa perdita di tono muscolare in seguito a una forte emozione. 

Può avvenire in diverse forme: ad alcune persone cade la mascella a penzoloni e chiudono le palpebre, ad altre cedono le gambe e le braccia, altre ancora, come Natalie, cadono per terra. 

La specificità di questo disturbo è che, a differenza di un attacco di narcolessia in cui si perde la coscienza, con la cataplessia si rimane coscienti.
Gli attacchi durano pochi minuti, se non meno, dopo di che la persona si riprende.

Quali sono le cause scatenanti di un attacco di cataplessia?

In genere, un attacco di cataplessia è provocato da una forte emozione. Si può trattare di uno spavento, di una sorpresa, di un attacco di rabbia intensa o anche di un momento di grande ilarità…

La cosa interessante è che un episodio cataplettico risponde a varie condizioni ambientali. 

Raramente infatti, si ha un attacco di cataplessia se si è soli davanti alla tv a guardare un film comico. È più probabile che accada se si è in compagnia di altre persone e, ad esempio, un amico fa una battuta particolarmente divertente. 

Ed è ancora più probabile se siamo noi in prima persona a raccontare un episodio buffo o una barzelletta. La maggior parte dei pazienti non riesce a finire il racconto perché è già a terra in preda ad un attacco. 

Sembra quindi che più è coinvolgente l’esperienza, più facile è che si verifichi una crisi.

Inoltre, alcuni pazienti segnalano che perfino dei particolari odori hanno il potere di scatenare la cataplessia, come ad esempio lo smalto per unghie.

Cataplessia e bisogno di autoprotezione

Pensiamo agli animali che quando si trovano di fronte un pericolo da cui non possono scappare si pietrificano. 

Questa reazione si chiama freezing o “paralisi da paura”. In pratica, l’animale si finge morto anche se non lo è in modo da ingannare il proprio predatore. Nel frattempo l’animale a terra continua a percepire ciò che succede intorno a sè e, passato il pericolo, si riprende velocemente riuscendo a salvarsi.

Questi aspetti ricordano molto la cataplessia e alcuni studi confermano tale parallelismo.

A livello corporeo infatti, durante un attacco cataplettico, avviene una paralisi dei muscoli accompagnata da una forte attività del nervo della gamba. Esattamente ciò che avviene negli animali che si fingono morti.

Si tratta quindi di una reazione inconsapevole e innata che ha come scopo l’autoprotezione.

Tali reazioni hanno origine nell’amigdala, la parte del cervello responsabile della regolazione emotiva e delle reazioni d’allarme.  A volte però può succedere che l’amigdala sia troppo sensibile e invii dei falsi allarmi.

Infatti, da diverse ricerche emerge che nei pazienti che soffrono di cataplessia l’amigdala è ipereccitata anche solo quando vedono qualcosa di buffo.

Le conseguenze sulla vita di tutti i giorni 

La vita di Natalie è fortemente influenzata dalla cataplessia.

La narcolessia la accompagna sin dall’adolescenza. Ha trascorso tutto il periodo scolastico con estrema fatica, addormentandosi spesso sul banco, senza che nessuno riconoscesse un disturbo dietro a tale comportamento. 

Anzi, gli insegnanti la giudicavano una ragazza pigra e svogliata.

Soffriva di narcolessia senza saperlo e ha sempre attribuito questo disturbo a una condizione di noia. In quei momenti aveva capito che sciacquarsi il viso con acqua fredda, cambiare attività, rendersi più attiva in quello che stava facendo erano tutte strategie che la svegliavano.

Ma è da quando Natalie ha iniziato ad avere anche le crisi di cataplessia e a ritrovarsi stesa a terra immobile pienamente cosciente, che ha sviluppato una fobia a svolgere anche le più semplici attività quotidiane.

Ha paura di prendere i mezzi pubblici, di stare in luoghi troppo affollati, di cadere per terra e di essere sola in mezzo a persone sconosciute e potenzialmente minacciose.

È un timore del tutto comprensibile ma la buona notizia è che è possibile imparare a padroneggiare le crisi. Sembra che, tenere gli occhi aperti e fermi e concentrarsi sulla respirazione, inspirando ed espirando lentamente, aiuti a non cadere per terra.

Se hai bisogno del mio aiuto

per capire come affrontare la cataplessia